La Violenza di Genere e il Suo Impatto sulla Salute Pubblica in Puglia
La violenza di genere rappresenta un problema di salute pubblica di rilevante importanza, non solo per le sue conseguenze immediate, ma anche per gli effetti a lungo termine sulla salute psico-fisica delle vittime. Recenti studi, tra cui il progetto di ricerca EpiWE, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e finanziato dal Ministero della Salute, hanno messo in luce come la violenza inflitta a livello fisico e psicologico possa lasciare segni indelebili, non solo nella mente delle donne, ma anche nel loro patrimonio genetico.
I Dati del Progetto EpiWE
Il progetto ha coinvolto un campione di cento donne, di cui oltre la metà ha mostrato segni di disturbo da stress post-traumatico (PTSD), mentre un quarto ha manifestato sintomi di depressione. Inoltre, un terzo delle partecipanti è risultato ad alto rischio di subire nuovamente violenza. Questi dati sono particolarmente allarmanti e pongono l’accento sulla necessità di interventi mirati e tempestivi.
In Puglia, il progetto è stato esteso anche ai minori che hanno assistito a episodi di violenza, evidenziando come l’esperienza traumatica possa avere profonde conseguenze psichiche. I primi risultati indicano che quasi l’80% dei minori coinvolti ha vissuto come traumatico l’assistere a violenze fisiche in famiglia, con un’alta incidenza di PTSD e depressione tra di loro.
Il Ruolo delle ASL e degli Ospedali
In questo contesto, le ASL pugliesi e gli ospedali locali giocano un ruolo cruciale. È fondamentale che queste strutture implementino screening sistematici per identificare le vittime di violenza e fornire loro il supporto necessario. L’Iss sottolinea l’importanza di interventi multidisciplinari integrati tra sanità, scuola e servizi sociali, per garantire un approccio olistico alla problematica.
Le ASL devono essere pronte a rispondere a queste esigenze, formando il personale sanitario per riconoscere i segni di violenza e offrire un supporto adeguato. La creazione di protocolli di prevenzione personalizzati, basati su evidenze scientifiche, è essenziale per affrontare il problema in modo efficace.
La Situazione in Puglia
In Puglia, i dati sulla violenza di genere sono preoccupanti. Secondo le statistiche, il 97% degli aggressori è di sesso maschile, e nel 71% dei casi si tratta di coniugi o partner. La violenza, che può essere sessuale, fisica, psicologica ed economica, è spesso ripetuta nel tempo, creando un ciclo di sofferenza difficile da interrompere.
Le donne coinvolte nel progetto EpiWE presentano un livello di istruzione pari o superiore al diploma di maturità nel 50% dei casi, e il 34% ha un’occupazione stabile. Questi dati sfatano il mito che la violenza di genere colpisca solo le fasce più vulnerabili della popolazione, evidenziando la necessità di un intervento più ampio e inclusivo.
Il Futuro della Ricerca e dell’Intervento
Il progetto EpiWE non si limita a raccogliere dati, ma mira anche a sviluppare strumenti innovativi per affrontare la violenza di genere. Tra questi, EpiCHILD, un questionario pensato per i bambini e adolescenti che hanno assistito a violenze in famiglia. Questo strumento è stato già somministrato a 26 minori in Puglia, con risultati che evidenziano l’urgenza di interventi mirati per questa fascia di popolazione.
La responsabile del progetto, Simona Gaudi, ha sottolineato l’importanza di monitorare l’evoluzione dei sintomi e di costruire una base dati per future ricerche sul trauma transgenerazionale. La violenza domestica, infatti, non solo colpisce le vittime dirette, ma ha ripercussioni anche sulle generazioni future, rendendo necessario un approccio preventivo e integrato.
Conclusioni
La violenza di genere è un problema complesso che richiede un intervento coordinato tra istituzioni sanitarie, sociali e educative. In Puglia, è fondamentale che le ASL e gli ospedali si attivino per garantire un supporto adeguato alle vittime e per prevenire la violenza attraverso programmi di sensibilizzazione e formazione. Solo così sarà possibile affrontare efficacemente questa emergenza sociale e sanitaria, migliorando la qualità della vita delle donne e dei minori coinvolti.


















