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Asl Bari: “Dolori da pancreatite scomparsi con olio di cannabis”

La Cannabis Terapeutica: Una Nuova Speranza per i Pazienti Pugliesi con Pancreatite Cronica

Un caso clinico pubblicato sulla rivista Journal of Cannabis Research ha portato alla luce una nuova speranza per i pazienti affetti da pancreatite cronica. Una donna di 54 anni, dopo oltre 20 anni di sofferenze e trattamenti inefficaci, ha trovato sollievo grazie a un trattamento a base di cannabis terapeutica, come comunicato dall’ASL di Bari.

Un Caso di Successo

La paziente, affetta da una forma grave di pancreatite cronica recidivante, ha vissuto per anni con forti dolori addominali e una qualità della vita compromessa. Nonostante vari tentativi di trattamento, tra cui interventi chirurgici e farmaci tradizionali, nessuna terapia aveva portato a un miglioramento duraturo. La situazione è cambiata quando il dottor Felice Spaccavento, direttore della UOC Cure Palliative dell’ASL di Bari, ha prescritto un trattamento a base di olio di cannabis ricco in Cbd (cannabidiolo).

Risultati Sconvolgenti

In pochi giorni dall’inizio della terapia, il dolore è scomparso completamente. La paziente ha iniziato un periodo di follow-up di 16 mesi, durante il quale non si sono più verificati episodi acuti. Ha recuperato peso, appetito, sonno e ha potuto sospendere tutti gli altri farmaci. Questo caso rappresenta un importante passo avanti nella ricerca sull’uso della cannabis terapeutica in ambito clinico.

Implicazioni per la Comunità Pugliese

Questo sviluppo ha importanti riflessi per i cittadini pugliesi, in particolare per coloro che soffrono di malattie croniche e per le istituzioni sanitarie locali. La cannabis terapeutica potrebbe rappresentare una valida alternativa ai trattamenti tradizionali, spesso gravati da effetti collaterali. L’ASL di Bari ha sottolineato che il trattamento con cannabis è privo di effetti collaterali significativi e ha permesso un recupero clinico completo e duraturo.

Un Riferimento per la Comunità Scientifica

Il caso della paziente pugliese non è solo un successo personale, ma anche un riferimento importante per la comunità scientifica. La pubblicazione del caso clinico potrebbe stimolare ulteriori ricerche sull’uso della cannabis terapeutica in altre patologie, contribuendo a una maggiore accettazione e integrazione di questo approccio nelle pratiche mediche.

Conclusioni

La storia di questa donna rappresenta un faro di speranza per molti altri pazienti pugliesi che lottano contro condizioni croniche. La possibilità di un trattamento efficace e privo di effetti collaterali potrebbe cambiare radicalmente la vita di chi soffre in silenzio. È fondamentale che le istituzioni sanitarie continuino a esplorare e sostenere l’uso della cannabis terapeutica, affinché sempre più pazienti possano beneficiare di questa innovazione.

In un contesto in cui la salute e il benessere dei cittadini sono prioritari, l’adozione di approcci terapeutici alternativi come la cannabis potrebbe rappresentare un passo significativo verso una medicina più inclusiva e personalizzata.

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