Disparità nell’accesso ai servizi mensa per il personale sanitario in Puglia
In Puglia, il diritto all’accesso al servizio mensa o a buoni pasto per i lavoratori della sanità pubblica è un tema che solleva preoccupazioni significative. Questo diritto, sancito dal contratto collettivo nazionale del comparto sanità, è attualmente applicato in modo disomogeneo tra le diverse province. Mentre nella ASL di Bari il servizio è attivo, a Foggia è previsto un avvio imminente, mentre a Taranto, Lecce e nella BAT il servizio non è mai stato implementato. Questa situazione è stata al centro di una recente audizione delle Commissioni I e III del Consiglio regionale, dove sono emerse criticità strutturali e contenziosi in corso.
Un diritto disatteso
La questione dei buoni pasto per il personale sanitario è stata sollevata da sindacati e consiglieri regionali, evidenziando un problema irrisolto da anni. Nel 2020, una mozione del Movimento 5 Stelle, approvata all’unanimità, impegnava la Giunta a garantire l’applicazione uniforme del diritto in tutte le ASL. Tuttavia, a distanza di cinque anni, poco è cambiato. A Bari, il servizio è stato attivato solo dopo un contenzioso che ha costato alla Regione 15 milioni di euro. A Foggia, un accordo recente prevede l’erogazione del buono pasto entro la fine di giugno, mentre a Brindisi, la mensa esiste ma copre solo una parte del personale.
Le richieste dei sindacati
I sindacati, tra cui CGIL, CISL, UIL e FIALS, hanno chiesto l’applicazione dell’articolo 29 del CCNL del 2001, che prevede la mensa o buoni sostitutivi per turni superiori alle sei ore. Hanno citato giurisprudenza consolidata che ha visto le aziende soccombere nei tribunali, con risarcimenti e pagamento degli arretrati. Tuttavia, all’interno della stessa ASL, il trattamento può variare da struttura a struttura, creando disparità tra i lavoratori.
Le difficoltà finanziarie delle ASL
Un punto critico emerso durante l’audizione è la questione finanziaria. I dirigenti delle aziende sanitarie hanno spiegato che, nonostante l’obbligo contrattuale, i vincoli di spesa impediscono nuove uscite. Questo crea una situazione paradossale in cui obblighi giuridici e vincoli economici coesistono. Anche con bilanci in pareggio, le ASL dichiarano di non poter sostenere i costi per garantire il servizio mensa.
Iniziative per una soluzione
Il Dipartimento Salute ha avviato una ricognizione interna per raccogliere dati e regolamenti aziendali. A marzo, è stata richiesta alle ASL la trasmissione di informazioni sul personale che fruisce del servizio. L’obiettivo è formulare una proposta che garantisca uniformità e rispetto della normativa, da presentare alla Giunta entro giugno. Parallelamente, le ASL invieranno un report sui contenziosi aperti e conclusi.
Le reazioni politiche
L’assessore al Bilancio, Fabiano Amati, ha riconosciuto la legittimità delle richieste, ma ha sottolineato la necessità di definire soluzioni praticabili. A margine della seduta, il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha criticato la maggioranza, definendo la situazione una “vergogna” accumulata in vent’anni di governo del centrosinistra. Hanno accusato l’assessore Amati di delegare all’opposizione il compito di trovare le risorse necessarie.
Un problema di equità
Secondo Fratelli d’Italia, la situazione è “caotica”, con una divisione tra lavoratori di serie A e di serie B. Il M5S ha ricordato che, nonostante l’approvazione della mozione nel 2020, solo ora si discute di una soluzione concreta, evidenziando un deficit strutturale nella gestione regionale dei diritti contrattuali del personale sanitario.
Conclusioni e prospettive future
In attesa di un piano operativo promesso entro fine giugno, la questione dei buoni pasto per il personale sanitario rimane aperta. Questa situazione non solo tocca centinaia di lavoratori, ma mette in luce le difficoltà nella gestione dei diritti contrattuali in Puglia. È fondamentale che le istituzioni locali, le ASL e i sindacati collaborino per trovare una soluzione che garantisca equità e rispetto dei diritti di tutti i lavoratori della sanità.