Sentenza storica a Bari: Condannati militanti di Casapound per riorganizzazione del partito fascista
Il Tribunale di Bari ha emesso una sentenza che segna un punto di svolta nella lotta contro il neofascismo in Italia, condannando dodici militanti baresi di Casapound per reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista. Le pene variano da un anno e sei mesi a due anni e sei mesi di reclusione, accompagnate dalla privazione dei diritti politici per cinque anni. Per sette di loro è stata inflitta anche una condanna per lesioni personali.
La violazione della legge Scelba
Questa sentenza è la prima in Italia a riconoscere la violazione degli articoli 1 e 5 della legge Scelba, che vieta la riorganizzazione del partito fascista e punisce le manifestazioni che richiamano simboli o metodi fascisti. Il collegio giudicante ha escluso l’aggravante della premeditazione e ha assolto altri cinque imputati dall’accusa di riorganizzazione del partito fascista.
L’aggressione del 21 settembre 2018
Il procedimento giudiziario è scaturito da un’aggressione avvenuta il 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari, dove alcuni manifestanti antifascisti furono attaccati al termine di un corteo. Questo episodio è stato descritto come un’azione violenta riconducibile a modalità e simbologie di matrice fascista, in un contesto di crescente tensione politica.
Risarcimenti e parti civili
Oltre alle pene detentive, il Tribunale ha disposto il risarcimento delle parti civili, tra cui l’allora europarlamentare di Rifondazione Comunista Eleonora Forenza, il suo assistente Antonio Perillo, e rappresentanti di Alternativa Comunista e Sinistra Italiana. Anche l’Anpi, il Comune di Bari e la Regione Puglia sono stati riconosciuti come parti lese. All’esterno del tribunale, un presidio antifascista ha accompagnato la sentenza, con bandiere dell’Anpi in segno di protesta e solidarietà.
Reazioni politiche e il dibattito sullo scioglimento di Casapound
La sentenza ha suscitato reazioni immediate nel panorama politico. Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, ha espresso soddisfazione per la decisione, sottolineando che essa chiarisce la natura neofascista di Casapound e auspicando il suo scioglimento, come previsto dalla Costituzione. Acerbo ha definito l’episodio del 2018 “un’aggressione di tipo squadristico”, evidenziando che non si tratta di un “caso isolato”.
Il contesto antifascista attuale
Eleonora Forenza, tra le vittime dell’aggressione, ha descritto l’attacco come “di stampo squadrista e con metodo fascista”, ribadendo la richiesta di scioglimento dell’organizzazione. Ha collegato la vicenda al contesto politico attuale, sottolineando l’importanza dell’antifascismo istituzionale e la necessità che le istituzioni riaffermino i principi sanciti dalla Costituzione nata dalla Resistenza. La sentenza di Bari, quindi, non ha solo un rilievo penale, ma assume anche un significativo peso simbolico e politico nel dibattito pubblico nazionale.
Implicazioni per la comunità pugliese
Questa sentenza rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro il neofascismo, non solo a Bari ma in tutta la Puglia. La condanna dei militanti di Casapound potrebbe avere un effetto deterrente su future manifestazioni di violenza e intolleranza. La comunità pugliese, già segnata da episodi di tensione sociale, potrebbe trovare in questa decisione un motivo di unità e di riflessione sui valori democratici e antifascisti.
Un futuro da costruire
La sentenza del Tribunale di Bari è un richiamo alla responsabilità collettiva di cittadini e istituzioni nel preservare i valori democratici e antifascisti. La Puglia, con la sua storia di resistenza e lotta per i diritti civili, ha l’opportunità di riaffermare il proprio impegno contro ogni forma di odio e intolleranza. La mobilitazione della società civile, come dimostrato dai presidi antifascisti, è fondamentale per garantire che episodi simili non si ripetano e che la memoria storica venga preservata.
















