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La fotografia come mestiere: Gianni Berengo Gardin è morto a 94 anni.

Gianni Berengo Gardin: Un Artigiano della Fotografia

La recente scomparsa di Gianni Berengo Gardin, decano del fotogiornalismo italiano, ha lasciato un vuoto nel panorama culturale del nostro paese. La sua visione, che si è sempre definita artigianale, ha saputo raccontare storie attraverso l’obiettivo, rendendolo un punto di riferimento per generazioni di fotografi.

Un Mestiere di Passione

Berengo Gardin si considerava un artigiano, non un artista. Nelle sue parole, la fotografia era un mestiere, paragonabile a quello di un calzolaio o di un ingegnere. Questo approccio umile ha caratterizzato la sua carriera, permettendogli di avvicinarsi ai soggetti con una sensibilità unica. La sua affermazione che “era tutto merito di chi stava davanti all’obiettivo” riflette la sua capacità di mettere in luce l’umanità e le storie delle persone.

Le Radici e il Percorso Professionale

Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, Berengo Gardin ha trascorso la sua giovinezza a Venezia, dove ha iniziato a formarsi nel circolo fotografico “La Gondola”. Qui ha incontrato altri grandi nomi della fotografia, come Paolo Monti. La sua carriera è decollata quando ha iniziato a collaborare con importanti testate giornalistiche, realizzando reportage che hanno catturato l’attenzione del pubblico.

Un Testimone del Cambiamento Sociale

Le sue immagini hanno avuto un impatto significativo, come dimostra il suo lavoro al manicomio di Gorizia, selezionato per il libro “Morire di classe” di Franco Basaglia. Questo libro ha avuto un ruolo cruciale nell’approvazione della legge 180, che ha portato alla chiusura dei manicomi in Italia. Berengo Gardin ha saputo documentare il cambiamento sociale con uno sguardo attento e rispettoso.

Il Legame con la Puglia

La Puglia, con il suo ricco patrimonio culturale e artistico, ha sempre avuto un posto speciale nella fotografia di Berengo Gardin. Le tradizioni locali, i trulli di Alberobello e le meraviglie architettoniche di Matera sono solo alcuni dei luoghi che avrebbero potuto ispirarlo. La sua capacità di catturare l’essenza dei luoghi e delle persone avrebbe potuto raccontare storie pugliesi, rendendo omaggio a un patrimonio che è stato riconosciuto come patrimonio dell’umanità UNESCO.

Un Eredità Duratura

Berengo Gardin ha sempre mantenuto un legame profondo con la tradizione della fotografia analogica, opponendosi alla digitalizzazione e all’uso di Photoshop. La sua affermazione “vera fotografia” è un richiamo alla purezza dell’immagine, un messaggio che risuona fortemente anche in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di vedere e creare arte.

Riflessioni Finali

La scomparsa di Gianni Berengo Gardin segna la fine di un’era, ma la sua eredità vive attraverso le sue fotografie. La sua umiltà, il suo amore per il mestiere e la sua capacità di raccontare storie umane rimarranno un faro per le future generazioni di fotografi. In Puglia, dove la cultura e le tradizioni sono fortemente radicate, il suo lavoro potrebbe continuare a ispirare artisti e appassionati, mantenendo viva la memoria di un grande maestro della fotografia.

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