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Consenso: mozione in Consiglio regionale contro il Ddl Bongiorno

Analisi della Mozione sul Ddl Bongiorno: Un Passo Necessario per il Riconoscimento del Consenso

Questa mattina, durante una conferenza stampa, è stata presentata una mozione sottoscritta dai gruppi di maggioranza M5S, Pd, Per la Puglia e Prossima, che chiede alla Giunta regionale di attivarsi con il Governo nazionale per il riconoscimento degli atti sessuali senza consenso libero e attuale come violenze. La capogruppo del M5S, Maria La Ghezza, insieme ad altri esponenti politici, ha illustrato i dettagli della mozione, evidenziando le criticità del Ddl Bongiorno.

Il Ddl Bongiorno e le sue Critiche

Il Disegno di legge, intitolato ‘Modifica dell’articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso’, ha suscitato numerose critiche. La riformulazione proposta dalla presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, si discosta significativamente dal modello di consenso approvato all’unanimità dalla Camera dei deputati con il disegno di legge 1693. Questo modello, frutto di un ampio confronto parlamentare e con la società civile, stabilisce che la violenza sessuale è definita dall’assenza di un consenso libero, esplicito, attuale e revocabile.

I promotori della mozione hanno sottolineato che il testo adottato al Senato reintroduce una centralità del dissenso, spostando l’attenzione su comportamenti di resistenza o rifiuto, piuttosto che sulla responsabilità di chi compie l’atto di verificare la presenza di un consenso. Tale impostazione rischia di perpetuare schemi culturali e giuridici già criticati, dove l’onere della prova ricade sulla persona che subisce la violenza.

Il Riconoscimento del Consenso: Un Imperativo Morale e Giuridico

La mozione presentata richiede un chiaro riconoscimento del principio secondo cui solo un sì è sì, e ogni altra situazione deve essere considerata violenza. Le istituzioni locali, in particolare la Giunta regionale, sono chiamate a farsi interpreti delle istanze della società civile e delle organizzazioni che operano quotidianamente per il contrasto alla violenza di genere. Questo è un tema di rilevanza cruciale, specialmente in Puglia, dove le problematiche legate alla violenza di genere sono ancora molto presenti.

La mozione invita la Giunta a sollecitare il pieno recepimento del modello di consenso già approvato dalla Camera, in linea con la Convenzione di Istanbul e le richieste delle associazioni femministe e antiviolenza. È fondamentale che la normativa sia chiara, efficace e rispettosa dei diritti e dell’autodeterminazione di tutte le soggettività oppresse, in particolare delle donne.

Confronto con Situazioni Precedenti in Puglia

Questo non è il primo tentativo di riformare la legislazione sulla violenza di genere in Puglia. In passato, sono state presentate diverse iniziative legislative e mozioni, ma spesso si sono scontrate con resistenze politiche e culturali. La recente mozione rappresenta un’opportunità per superare tali ostacoli e per garantire che le istituzioni locali si impegnino attivamente nella lotta contro la violenza di genere.

Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, e altri sindaci pugliesi hanno già espresso il loro sostegno a iniziative volte a migliorare la protezione delle vittime di violenza. Tuttavia, è essenziale che questo sostegno si traduca in azioni concrete e in una legislazione che tuteli realmente le vittime.

Conclusioni e Prospettive Future

La mozione presentata oggi rappresenta un passo importante verso il riconoscimento del consenso come elemento fondamentale nella definizione di violenza sessuale. È un invito alle istituzioni a non tornare indietro di decenni sul tema del consenso e a garantire che le normative siano in linea con le più avanzate legislazioni europee.

In un contesto come quello pugliese, dove la violenza di genere è un problema serio e diffuso, è fondamentale che le istituzioni locali si facciano carico di queste istanze e lavorino per una riforma che possa realmente fare la differenza nella vita delle donne e delle persone vulnerabili. Solo così si potrà costruire una società più giusta e rispettosa dei diritti di tutti.

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