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Università del Salento, istituzioni e Terzo Settore a confronto sulla nuova Legge Regionale 11/2025: “Ora serve una cultura della corresponsabilità”

Verso una Cultura della Collaborazione in Puglia

Recentemente, l’aula magna del Plesso Studium 2000 dell’Università del Salento ha ospitato un seminario di grande rilevanza, dedicato alla nuova Legge Regionale 11 luglio 2025 n. 11. Questo incontro ha rappresentato un momento cruciale per il futuro del welfare pugliese, evidenziando l’importanza della collaborazione tra il pubblico e il Terzo Settore.

Un Nuovo Modello di Governance

La Legge Regionale 11/2025 segna un cambiamento significativo nel panorama normativo pugliese. Essa riconosce il ruolo degli Enti del Terzo Settore (ETS) come co-protagonisti delle politiche pubbliche, superando l’approccio tradizionale basato sulla delega. Questo nuovo modello promuove la co-progettazione e l’amministrazione condivisa, favorendo una collaborazione stabile e trasparente tra istituzioni e società civile.

Luigi Conte, presidente di CSVnet Puglia, ha sottolineato che questa riforma rappresenta un “punto di svolta nel riconoscimento del ruolo sociale del volontariato”. La legge invita a costruire alleanze fondate sulla corresponsabilità, orientate alla cura dei beni comuni e alla generazione di valore sociale.

Riferimenti Culturali e Tradizionali

In Puglia, la tradizione di collaborazione e solidarietà è radicata nella cultura locale. Eventi come la Festa di San Nicola a Bari o la Festa dei Ceri a Grottole rappresentano momenti in cui la comunità si unisce per celebrare e preservare il patrimonio culturale. Questi eventi non solo rafforzano i legami sociali, ma possono anche fungere da modelli per la nuova cultura della collaborazione promossa dalla legge.

Inoltre, la Puglia è ricca di beni culturali e patrimoni UNESCO, come i Trulli di Alberobello e il Centro Storico di Matera, che rappresentano esempi tangibili di come la cooperazione tra enti pubblici e privati possa portare a risultati straordinari. La valorizzazione di questi patrimoni richiede un approccio condiviso, in linea con i principi della nuova legge.

Un Quadro Nazionale in Evoluzione

Il seminario ha anche richiamato l’attenzione sul Decreto Interministeriale del 31 luglio 2025, che definisce i criteri per il riconoscimento delle competenze acquisite attraverso il volontariato. Questa misura nazionale si allinea con le politiche europee di valorizzazione delle competenze non formali, creando un sistema integrato in cui il volontariato diventa non solo motore di solidarietà, ma anche leva formativa e occupazionale.

Il Ruolo delle Università e delle Istituzioni

Il seminario ha visto la partecipazione di esperti e rappresentanti delle istituzioni, tra cui Valentina Romano e Laura Liddo per la Regione Puglia, e il Prof. Angelo Salento dell’Università del Salento. Questi interventi hanno messo in luce le implicazioni della riforma per il welfare mix regionale, evidenziando l’importanza di una visione condivisa per il futuro.

Il Prof. Mariano Longo, direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, ha aperto i lavori, sottolineando l’importanza della collaborazione tra istituzioni e società civile come infrastruttura portante di un nuovo modello di sviluppo sociale.

Verso una Cultura della Collaborazione

Il seminario ha segnato l’avvio di una stagione di alleanze di corresponsabilità, in cui amministrazioni pubbliche, università e Terzo Settore sono chiamati a costruire insieme modelli innovativi di partecipazione e welfare territoriale. “È un’occasione per ripensare la partecipazione civica e la responsabilità condivisa”, ha concluso Conte, sottolineando l’importanza di trasformare questa legge in una cultura quotidiana della collaborazione.

L’incontro leccese, sostenuto da Regione Puglia, Università del Salento, CSVnet Puglia e Forum Terzo Settore, si candida a diventare un punto di riferimento nazionale per l’attuazione concreta dei principi dell’amministrazione condivisa. La Puglia, con la sua ricca tradizione di cooperazione e solidarietà, ha l’opportunità di diventare un modello per altre regioni, dimostrando che la collaborazione può portare a un futuro più sostenibile e inclusivo.

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